PREPARIAMOCI IN TEMPO A MORIR SANTAMENTE

Non basta in morte ricevere i Sacramenti; bisogna morire odiando il peccato, e amando Dio sopra ogni cosa. Ma come odierà i piaceri proibiti chi sino ad allora li avrà amati? Come amerà Dio sopra ogni cosa chi sino a quel punto avrà amato le creature più di Dio?

Tutti temono la morte improvvisa, perché questa non dà tempo di aggiustare i conti con Dio; e confessano che i Santi sono stati i veri savi, perché si son preparati alla morte prima che arrivasse la sua venuta.

Noi invece vogliamo metterci in pericolo di morir male, aspettando a prepararci alla morte quando questa sarà vicina?

Bisogna che facciamo adesso quel che vorremmo aver fatto in morte, e così non saremo obbligati a dire nella maggiore desolazione dell’animo: Io potevo e non ho voluto; ora che vorrei, non posso!

Se quindi adesso conosciamo di non essere in grazia di Dio, dobbiamo procurare di mettervici con una buona Confessione, anche generale di tutta la nostra vita, se non l’avessimo mai fatta; poi adopereremo i mezzi necessari per conservarci costantemente nella divina amicizia.

(Manuale di Filotea)

ORAZIONI A SOLLIEVO DELLE ANIME PURGANTI

Nella Catechesi n.30, abbiamo parlato delle Anime Purganti e di alcuni metodi utilizzati per poter abbreviare il loro debito che le trattiene nel doloroso Purgatorio.
Proponiamo dunque due preghiere di grande efficacia a sollievo di quelle Anime sante. Ricordiamoci che, pregando per loro, esse sicuramente non si scorderanno di chi le ha beneficiate per poter raggiungere il Paradiso!

TI ADORO O CROCE SANTA
Questa preghiera venne confermata dai Papi Adriano VI e Gregorio XIII. Se recitata 33 volte il Venerdì Santo, libera 33 anime dal Purgatorio; se invece viene recitata 50 volte in tutti gli altri venerdì dell'anno, libera 5 anime dal Purgatorio.

"Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue. Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me. Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che è il mio Signore. Amen".

PREGHIERE INDULGENZIATE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA
Questa preghiera venne confermata dal Sommo Potefice Leone XII, nel 1826.

CONTRO IL MODERNISMO - 5: IL MODERNISTA TEOLOGO

Cerchiamo di capire come si muovono i modernisti in campo teologico.

Innanzitutto, come abbiamo concluso nel precedente capitolo, i modernisti mettono fede e scienza in rapporto tale che la prima sia soggetta alla seconda. Il compito del modernista teologo è proprio quello di conciliare fede e scienza secondo questo rapporto, utilizzando gli stessi principi che usa il filosofo e adattandoli al credente: i principi, come abbiamo detto, dell'immanenza e del simbolismo.

Il procedimento è dunque questo: il filosofo afferma che il principio della fede è immanente; il credente aggiunge che tale principio è Dio; allora il teologo conclude che Dio è immanente nell'uomo. Da qui, l'immanenza teologica.

Ancora: il filosofo è sicuro che le rappresentazioni dell'oggetto della fede sono semplicemente simboliche; il credente è altrettanto certo che l'oggetto della fede è Dio in se stesso; il teologo perciò conclude che le rappresentazioni della realtà divina sono simboliche. Da qui, il simbolismo teologico.

[Questi errori madornali dell'immanenza e del simbolismo teologico che affermano i modernisti si scoprono ancora più gravi quando si esaminano le conseguenze che ne derivano...]

IL RACCONTO DI SANTA PERPETUA MARTIRE

Siamo a Cartagine, Africa del Nord, anno 203. Vennero arrestati i seguenti giovani catecumeni: Revocato con Felicita sua compagna di schiavitù; Saturnino e Secondulo; e con essi anche Vibia Perpetua, di civile condizione, signorilmente educata, sposata secondo le regole delle matrone. Essa aveva ancora padre e madre, due fratelli, uno dei quali parimenti catecumeno, ed un bambinello lattante. Era in età di circa ventidue anni. Perpetua ha narrato essa stessa la storia del proprio martirio e ce ne ha lasciato memoria scritta di sua mano e secondo le sue impressioni.

"Quando ancora eravamo sotto vigilanza di coloro che ci avevano arrestate, e mio padre cercava con le sue parole di farmi recedere dal mio proposito e, mosso dal proprio affetto, si ostinava a scuotere la mia fede, io gli dissi: Padre mio, vedi, a mo' d'esempio il vaso che sta lì sia esso di coccio o altro?. Egli mi rispose: Lo vedo. Ed io a lui: Forse che si può designare con un nome diverso da quello che esso è?. Rispose: No. Ed io: Così anch'io non posso chiamarmi in altro modo da'quello che sono: cristiana. Allora il padre mio esasperato da questa parola, si getta su di me come se volesse cavarmi gli occhi; mi malmenò soltanto, e se ne partì sopraffatto dalle suggestioni del demonio. Nei pochi giorni seguenti ringraziai Iddio di essere liberata dalla presenza di mio padre e mi sentii sollevata per la sua lontananza.

In quel periodo di pochi giorni fummo battezzati: e lo Spirito mi fece intendere che non dovevo domandar altro all'acqua lustrale se non la resistenza fisica. Pochi giorni dopo veniamo rinchiusi nel carcere: ne fui spaventata, non avvezza mai qual ero a tale oscurità. O giorno durissimo! Afa opprimente per la gran massa di gente e ruberie dei soldati.

ELEMENTI DI CATECHESI - 30: PURGATORIO, PARADISO, INFERNO

Che cos’è il Purgatorio?
Il Purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di peccato per renderla degna di vedere Dio.

Se non vi fosse il Purgatorio, l'uso antichissimo della Chiesa e dei fedeli di pregare per i defunti sarebbe inutile e ridicolo. Per quanti sono dannati, è vana e illecita ogni preghiera, poiché dall'Inferno non potranno più uscire. Per quanti sono santi in Cielo, è inutile la nostra preghiera impetratoria e propiziatoria, perché già godono della visione gloriosa di Dio, e non hanno più bisogno di nulla: ai santi possiamo chiedere di potenziare le nostre preghiere e di intercedere per noi.
Quanti invece si trovano in morte in una condizione di peccato leggero non ancora perdonato, o con qualche debito di pena temporanea, poiché si trovano in grazia di Dio non meritano l'Inferno, ma neppure il Paradiso perché non hanno scontato i loro debiti con la divina giustizia. Quindi, è giusto e logico che attendano in un luogo o stato di pena dove possano cancellare ogni loro colpa e debito. Questo luogo è il Purgatorio.
Quando l'anima con la morte rimane libera da legami materiali e non è più attratta dalle cose sensibili, è attratta irresistibilmente a congiungersi con Dio. Ma se non è ancora perfettamente pura, non può avvicinarsi a Lui, che è somma purezza e santità, e si sente respinta perché indegna. Questa separazione da Dio costituisce la massima pena delle Anime Purganti, ed è la stessa che soffrono i dannati (pena del danno). Però, coloro che sono al Purgatorio hanno la certezza di essere ammesse un giorno alla divina presenza, non appena avranno scontato il loro debito: questa sicurezza, mitiga di molto la pena del Purgatorio.

IL VALORE INESTIMABILE DELLA SOFFERENZA

«Sappiate soffrire tutto cristianamente e non temete che nessuna sofferenza, per quanto basso ne sia il suo motivo, resterà senza merito per la vita eterna
Padre Pio

Saper soffrire cristianamente significa accumulare meriti per la vita eterna. Padre Pio è molto chiaro a riguardo: «Nessuna sofferenza […] resterà senza merito per la vita eterna». Nessuna sofferenza: grande o piccola, lunga o breve, nota o nascosta, interiore o esteriore, fisica o morale, nessuna sofferenza – assicura il Santo – «resterà senza merito per la vita eterna».
Tutto ciò è confortante, è vero. Ma ad una condizione precisa, che consiste nel «soffrire tutto cristianamente». Il vero problema è esattamente questo: riesco io a soffrire «cristianamente»? E d’altra parte: che cosa significa soffrire «cristianamente»? La risposta è semplice: significa soffrire come Gesù Cristo. Ma qui si casca pressoché tutti. Gesù, infatti, ha sofferto unicamente e perfettissimamente per amore di Dio e per amore degli uomini da salvare, secondo quei primi e massimi comandamenti nei quali si racchiudono l’intera Legge e i Profeti: «Ama Dio con tutto il tuo cuore» (Mt 22,37).

Soffrire per amore e con amore, questo è il soffrire di Cristo, questo è il soffrire «cristianamente», come scrive Padre Pio. Soffrire per amore e con amore esclude, ovviamente, il soffrire con rabbia, con ribellione, con impazienza, reagendo con imprecazioni, risentimenti e sentimenti di avversione e di vendetta; soffrire per amore e con amore comporta pazienza, umiltà, rassegnazione, benevolenza, offerta, confidenza nell’aiuto di Dio.

SANT'ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, ORA PRO NOBIS

Aforisma
Tutto il bene consiste nell'amar Iddio. E l'amare Dio consiste nel far la sua volontà

La vita

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nasce il 27 settembre 1696 a Marinella di Napoli da papà Giuseppe de’ Liguori e mamma Anna Maria Caterina Cavalieri, primo di otto fratelli. Come tutti i bambini nati in quel tempo in famiglie nobili, riceve la formazione scolastica tra le mura di casa. Oltre alle materie classiche letterarie e scientifiche apprende con una certa facilità anche la pittura e la musica, diventando anche un bravo compositore. È infatti sua la canzone di Natale “Tu scendi dalle stelle”. A 12 anni si iscrive all’università di giurisprudenza di Napoli, che finisce prima del tempo con il massimo dei voti. Si laurea infatti a soli 17 anni nel 1713 con specializzazione in diritto civile ed ecclesiastico. Dopo due anni di apprendistato inizia la pratica forense e in poco tempo diventa uno dei più conosciuti e bravi avvocati di Napoli. Per otto anni di fila non perde una causa.

Nel 1723 subisce una sconfitta durante un’importante causa e la delusione lo porta a rivalutare un pensiero che aveva avuto fin dalla giovane età: il sacerdozio. Il 29 agosto di quello stesso anno fa la sua promessa davanti ad una statua della Madonna, nel 1724 entra nel noviziato e a 30 anni, il 21 dicembre del 1726 riceve l’ordinazione sacerdotale. Inizia così questo secondo capitolo della sua vita.