RILEGGIAMO IL CONCILIO DI TRENTO - 19/CANONI SULLA COMUNIONE

SESSIONE XXI (16 giugno 1562)
Dottrina della comunione sotto le due specie e dei fanciulli.

Proemio

Il sacrosanto concilio ecumenico e generale Tridentino, legittimamente riunito nello Spirito santo, sotto la presidenza dei medesimi legati della sede apostolica, poiché per le arti dell’iniquissimo demonio sono state messe in giro, in diversi luoghi, cose mostruose sull’adorabile e santissimo sacramento dell’eucarestia, per cui in alcune province molti sembrano essersi allontanati dalla fede e dall’obbedienza della chiesa cattolica, crede che a questo punto debbano esporsi le verità che riguardano la comunione sotto le due specie e la comunione dei fanciulli.

Esso, quindi, proibisce assolutamente a tutti i fedeli cristiani di osare di credere, insegnare, predicare diversamente, in seguito, su questi argomenti, da quanto è stato spiegato e definito con questi decreti.

LETTURA DEL LIBRO DI GIUDITTA

La pietà cristiana ha sempre visto nell’eroina ebrea Giuditta una figura dell’Immacolata, immune da ogni contagio di peccato e trionfatrice sul serpente infernale. Dopo che Giuditta ebbe mostrato al popolo la testa del generale, tutti l’acclamarono come liberatrice e la colmarono di applausi e benedizioni, che la Liturgia applica all’Assunta, debellatrice di ben altro nemico: Satana.

La storia di Giuditta

Oloferne, capo supremo della milizia del re degli Assiri, Nabucodonosor, ricevette l’ordine di conquistare tutte le città dell’occidente che avevano disprezzato l’impero del re.
E partì, egli e tutto l’esercito, con le quadrighe ed i cavalieri e gli arcieri, che coprivano la faccia della terra come locuste. (3, 11)

Oloferne espugnò numerosissime città fortificate, depredò tutte le ricchezze dei vari popoli e divenne così temuto che ottenne la resa dei re e principi della Mesopotamia, della Siria di Sobal, della Libia e della Cilicia; ma nonostante fosse accolto benignamente da questi popoli, Oloferne distrusse le loro città e tagliò tutti i boschi sacri, avendogli comandato Nabucodonosor di sterminare tutti gli dèi della terra per essere adorato lui solo come un dio.
Udendo queste cose i figli d’Israele, che abitavano nella terra di Giuda, ebbero di lui una gran paura (4, 1) E tutto il popolo gridò al Signore con gran fervore, e s’umiliarono in digiuni ed orazioni, gli uomini e le donne (4, 8).

RILEGGIAMO IL CONCILIO DI TRENTO - 18/DECRETO DI RIFORMA

Proemio.

Poiché è ufficio proprio dei vescovi riprendere i difetti di tutti i sudditi (295), essi devono guardarsi soprattutto da questo: che, cioè, i chierici, specialmente quelli addetti alla cura delle anime, non commettano colpe e non conducano, con la loro connivenza, una vita disonesta.
Se, infatti, permettessero che essi abbiano dei costumi perversi e corrotti, come potrebbero poi riprendere i laici dei loro vizi (296), non essere da questi confutati con la semplice osservazione che permettono che i chierici siano peggiori di loro! E con quale coraggio i sacerdoti potrebbero riprendere i laici, quando questi potrebbero rispondere tacitamente che essi hanno commesso le stesse colpe che riprendono? (297).

Perciò i vescovi ammoniranno i loro chierici, di qualsiasi ordine siano, perché precedano il popolo loro affidato nel comportamento, nel modo di parlare, nella scienza, ricordandosi di quel detto: Siate santi, poiché io sono santo (298). E, conforme all’espressione dell’apostolo, a nessuno arrechino offesa, perché il loro ministero non venga disprezzato ed in tutto si mostrino servi di Dio (299), perché non si debba verificare, in essi, il detto del profeta: i sacerdoti di Dio contaminano le cose sante e disprezzano la legge (300).
E perché gli stessi vescovi possano, in ciò, agire più liberamente e non debbano essere impediti, con qualsiasi pretesto, lo stesso sacrosanto concilio ecumenico e generale Tridentino, sotto la presidenza dello stesso legato e nunzi della sede apostolica, ha creduto bene stabilire e fissare i seguenti canoni.

CHIESA E IMMIGRAZIONE/11: LA VERA VITA DI MAOMETTO

Ciò che noi auspichiamo è che si apra un dibattito sulla vita di Maometto. Che davvero si possa conoscere ciò che solitamente viene taciuto sul suo comportamento, al fine di capire a fondo i pericoli insiti nella religione islamica.
E auspichiamo che questo dibattito lo si apra soprattutto in ambito cattolico, convinti, come siamo, che la più grande carità è dire la verità.
A questo fine offriamo una traccia per conoscere la vita di Maometto nella sua interezza, senza edulcorazioni di sorta.

Abul-Kasim ibn Abd-Allah (questo il nome per intero), detto Muhammad (cioè il “glorificato”), nacque nella ricca città di La Mecca (nell’attuale Arabia Saudita) presumibilmente il 20 aprile del 570 d.C.

Ebbe un’infanzia come pochi, più sfortunata è difficile da immaginare.

Il padre non lo conobbe mai, perché morì prima della sua nascita. Era un commerciante di nome Abd-Allah.
La madre si chiamava Amina bint-Wahb.
Entrambi i genitori appartenevano alla potente tribù dei Qurays (o Coreisciti), che dominava alla Mecca. Sembra però che malgrado l’importanza della tribù di origine, il padre non fosse tanto ricco e, morendo, non abbia lasciato nulla al figlio.
Senza padre, fu cresciuto dal nonno, Abd-el-Mattalib che gli impose il nome di Qotham.
Ma quando Maometto aveva appena sei anni, morì anche la mamma. Il bimbo fu affidato ad una nutrice beduina. I musulmani credono che la mamma, per volontà di Allah, sia stata successivamente richiamata in vita per beneficiare dei frutti della conversione.

SAN MASSIMILIANO KOLBE, ORA PRO NOBIS

Aforisma
 
Se ci manca l’umiltà, invochiamo l’Immacolata, che ci procurerà questa virtù. Se noi ci affidiamo con convinzione a Lei, Ella distruggerà l’orgoglio che c’è in noi.” 

La vita

Rajmund Kolbe, futuro san Massimiliano Maria, nacque l'8 gennaio 1894 a Zdùnska Wola, in Polonia, da una modesta e profondamente religiosa famiglia di tessitori. Ebbe quattro fratelli di cui due morirono in tenera età. Dal 1902, l'anno della Prima Comunione, mostrò una costante devozione per l'Eucaristia, facendo frequenti visite in chiesa. Durante una di queste visite gli apparve la Vergine Maria offrendogli due corone: una bianca, simbolo della purezza, e una rossa, simbolo del martirio; le prese entrambe. Nel 1907, lui e il fratello Franciszek, decisero di entrare in seminario, seguiti poco dopo dal fratello minore Jòzef.

A quel punto sia il padre che la madre maturarono una scelta radicale: il primo diventò terziario francescano e la seconda monaca benedettina, in seguito ad un proposito di castità su esempio dei figli.

CHIESA E IMMIGRAZIONE/10: UN PO' DI CHIAREZZA SUL CORANO

Dove ci sentiamo di dover fare chiarezza è su una “convinzione” che la cultura dominante sta da tempo esprimendo e in questi giorni ribadendo: un conto sarebbe il terrorismo islamico altro l’islam; un conto sarebbe la violenza altro la sacralità del Corano e quindi il rispetto che si deve ad esso. Una convinzione, questa, che purtroppo è tanto diffusa quanto sbagliata.

Spesso si dice che bisogna differenziare tra un islam moderato ed un islam fondamentalista. Non è così. Piuttosto ci possono essere musulmani moderati e musulmani fondamentalisti. Ci sono anche musulmani che non farebbero del male neppure ad una mosca; ma –e qui sta il punto- l’islam non può non essere fondamentalista. Non si può negare che tante giustificazioni di atti abominevoli commessi da terroristi musulmani trovino la loro “giustificazione” proprio nel Corano.

Lo ripetiamo, sarebbe ingenuo confondere l’islam con i singoli musulmani; ciò però non vuol dire che il moderatismo islamico interpreti correttamente il Corano, mentre il fondamentalismo no. E’ vero purtroppo il contrario. Politicamente e diplomaticamente può avere una sua utilità dare maggiore credito ai musulmani moderati, augurarsi che siano sempre di più; ma ciò non toglie che esista una questione Corano; che questo libro parli fin troppo chiaramente; e che purtroppo dia ragione più ai fondamentalisti che ai moderati.

RILEGGIAMO IL CONCILIO DI TRENTO - 17/CANONI SUI SANTISSIMI SACRAMENTI DELLA PENITENZA E DELL’ESTREMA UNZIONE

CANONI SUL SANTISSIMO SACRAMENTO DELLA PENITENZA

1. Se qualcuno dirà che nella chiesa cattolica la penitenza non è un vero e proprio sacramento istituito dal Signore Nostro Gesù Cristo, per riconciliare i fedeli con Dio, ogni volta che cadono nei peccati dopo il battesimo, sia anatema.

2. Se qualcuno, confondendo i sacramenti, dirà che il sacramento della penitenza è lo stesso battesimo, quasi che questi due sacramenti non siano distinti e che perciò la penitenza non può essere chiamata la seconda tavola di salvezza, sia anatema.

3. Se qualcuno dirà che le parole del Salvatore: Ricevete lo Spirito santo: saranno rimessi i peccati di quelli, cui li rimetterete e ritenuti a quelli cui li riterrete (288) non devono intendersi del potere di rimettere e di ritenere i peccati nel sacramento della penitenza, come sempre, fin dall’inizio, ha interpretato la chiesa cattolica, e per contraddire l’istituzione di questo sacramento, ne falsa il significato come se si trattasse del potere di predicare il vangelo, sia anatema.

4. Se qualcuno negherà che per la remissione completa e perfetta dei peccati si richiedano, nel penitente, come materia del sacramento della penitenza, questi tre atti: la contrizione, la confessione e la soddisfazione, che sono le tre parti della penitenza o dirà che due sole sono le parti della penitenza, e cioè: i terrori indotti alla coscienza dalla conoscenza del peccato e la fede, concepita attraverso il vangelo o l’assoluzione, per cui ciascuno crede che gli sono rimessi i peccati per mezzo del Cristo, sia anatema.