ELEMENTI DI CATECHESI - 21: ORIGINE E CADUTA DELL’UOMO (ultima parte)

Come si chiama il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa?
Il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa, si chiama originale, perché, commesso al principio dell’umanità, si trasmette con la natura agli uomini tutti nella loro origine.

Si dice “originale” prima di tutto perché fu commesso all’origine dell’umanità, da colui che fu la radice del genere umano, e perché, infine, ogni uomo lo contrae nella sua origine, cioè nel momento stesso in cui diventa uomo, quando l’anima si unisce al corpo in formazione nel grembo materno.
Il peccato originale in Adamo fu attuale e volontario; nei suoi discendenti è volontario solo in quanto discendono da lui.
L’appellativo “originale” serve a distinguere il peccato di Adamo da quelli attuali commessi volontariamente dagli altri uomini e che non si trasmettono da padre in figlio.

RIFLETTO:
Dio ha permesso che noi contraessimo il peccato originale, da cui ci liberò nel santo Battesimo!

RILEGGIAMO IL CONCILIO DI TRENTO - 20/IL SANTISSIMO SACRIFICIO DELLA MESSA

SESSIONE XXII (17 settembre 1562)
Dottrina e canoni sul santissimo sacrificio della messa.

Il sacrosanto concilio ecumenico e generale Tridentino, riunito legittimamente nello Spirito santo, sotto la presidenza degli stessi legati della sede apostolica, perché sia mantenuta nella chiesa cattolica e conservata nella sua purezza l’antica, assoluta, e sotto qualsiasi aspetto perfetta dottrina del grande mistero dell’eucarestia contro gli errori e le eresie, illuminato dallo Spirito santo, insegna, dichiara e intende che su essa, come vero e singolare sacrificio, sia predicato ai popoli cristiani quanto segue.

Capitolo I

Poiché sotto l’antico testamento (secondo la testimonianza dell’apostolo Paolo (332)) per l’insufficienza del sacerdozio levitico, non vi era perfezione, fu necessario - e tale fu la disposizione di Dio, padre delle misericordie, - che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech, e cioè il signore nostro Gesù Cristo, che potesse condurre ad ogni perfezione tutti quelli che avrebbero dovuto essere santificati. Questo Dio e Signore nostro, dunque, anche se una sola volta (333) si sarebbe immolato sull’altare della croce, attraverso la morte, a Dio Padre, per compiere una redenzione eterna; perché, tuttavia, il suo sacerdozio non avrebbe dovuto tramontare con la morte, nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito (334), per lasciare alla chiesa, sua amata sposa, un sacrificio visibile (come esige l’umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una sola volta sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo, e la cui efficacia salutare fosse applicata alla remissione di quelle colpe che ogni giorno commettiamo; egli, dunque, dicendosi costituito sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech (335), offrì a Dio padre il suo corpo e il suo sangue sotto le specie del pane e del vino, e lo diede, perché lo prendessero, agli apostoli (che in quel momento costituiva sacerdoti del nuovo testamento) sotto i simboli delle stesse cose (del pane, cioè, e del vino), e comandò ad essi e ai loro successori nel sacerdozio che l’offrissero, con queste parole: Fate questo in memoria di me (336), ecc., come sempre le ha intese ed ha insegnato la chiesa cattolica.

OTTO SETTEMBRE: FESTA DELLA NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA

Quella sera, parliamo di una sera di oltre duemila anni fa, Gerusalemme sembrava vestita a festa, le colline che la circondavano sembravano ricoperte di un abito più bello: il sole, tramontando, rifletteva i suoi ultimi raggi sulla città, risplendente d’oro e d’argento e sulle piccole montagne, dando loro un aspetto magnifico.
Il cielo era azzurro intenso, le nuvole, che si potevano vedere da lontano qua e là, erano dipinte di rosa carico ed una pace infinita regnava in tutti i luoghi.
In una piccola e povera casetta, nei pressi del grandioso tempio, nasceva una bambina bellissima e delicatissima: i suoi genitori, Gioacchino e Anna, sembravano contemplare quel fiore meraviglioso e non trovavano parole sufficienti per ringraziare il Signore di aver dato loro quel grande dono.
Chi può dire o immaginare la felicità di Gioacchino e Anna alla nascita della loro Figlioletta? Era tanto tempo che la desideravano e finalmente Dio li aveva consolati nella loro vecchiaia, perché la Madonna nacque quando già i suoi genitori erano piuttosto avanti negli anni e non si aspettavano più la venuta di una bambina. Quante volte avevano pianto pregando il Signore che ascoltasse le loro preghiere! Finché in una giornata felice un Angelo annunciò loro che presto una bambina sarebbe venuta a portare quella gioia e quella serenità tanto attesa.

LA DEVOZIONE DEI PRIMI CINQUE SABATI

La Grande Promessa di Fatima

Terminate le sei apparizioni ai tre pastorelli, il 10 dicembre 1925 la Madonna apparve nuovamente a Lucia con al suo fianco, sospeso su una nube luminosa, un bambino.

La Santissima Vergine, mettendole la mano sulla spalla, le mostrò con l’altra un cuore circondato di spine. Contemporaneamente il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore della tua Santissima Madre, coronato di spine che gli uomini ingrati in tutti i momenti vi infliggono, senza che ci sia chi faccia atti di riparazione per strapparle.”.

In seguito la Vergine disse: “Guarda, figlia mia, il mio Cuore coronato di spine che gli uomini ingrati trafiggono in ogni momento con bestemmie e ingratitudini. Tu almeno cerca di consolarmi, e da parte mia annuncia che Io prometto di assistere, nell’ora della morte, con tutte le grazie necessarie alla salvezza, tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno poi la Santa Comunione, diranno una corona del Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti, meditandone i misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazione”.

CHIESA E IMMIGRAZIONE/12: L'ISLAM APPROFITTA DELLA DEBOLEZZA DEL MONDO OCCIDENTALE, LAICIZZATO E SENZA CONVINZIONI

Il cardinal Giacomo Biffi qualche tempo fa ha pubblicato due interessantissimi libretti (Islàm e Cristianesimo, 6 agosto 2000. La città di San Petronio nel terzo millennio, 12 settembre 2000) ed è stato uno dei primi ad aver scritto che il problema della migrazione di massa d’interi popoli musulmani (che non vogliono rinunciare alle loro tradizioni, anzi vogliono imporle) in Europa e in Italia è molto grave, drammatico e reale. Occorre, perciò, affrontarlo con realismo e coraggio.

[…] L’Europa e l’Italia non sono un deserto – continua il porporato – senza storia né tradizione, da popolare indiscriminatamente, senza rispettare il loro patrimonio culturale e spirituale che non deve andar smarrito, ma non è difeso proprio da coloro che dovrebbero farlo (i Governanti e i Chierici).

[…] Se i musulmani, continua Biffi, vogliono restare estranei e diversi per farci diventare come loro ed imporre l’Islàm, dobbiamo difenderci. Il cardinale conclude: l’Europa o ridiventerà sinceramente e profondamente cristiana, o diverrà musulmana. Se non recupera le sue radici e la sua linfa non reggerà all’assalto. Solo la riscoperta del cristianesimo e la resurrezione della Cristianità potrà farci resistere all’attacco che (scriveva nel 2000 Biffi) non mancherà, e oggi è in atto sotto gli occhi di tutti. Speriamo che la drammaticità della situazione risvegli la sana ragione e la Fede, che sono obnubilate dai Governanti e dai Pastori.

ELEMENTI DI CATECHESI - 20: ORIGINE E CADUTA DELL’UOMO (terza parte)

L’uomo quale destino ebbe da Dio?
L’uomo ebbe da Dio l’altissimo destino di vedere e godere eternamente Lui, Bene infinito, e perché questo è del tutto superiore alla capacità della natura umana, egli ebbe insieme, per raggiungerLo, una potenza soprannaturale che si chiama grazia.

Adamo era stato creato per la gloria e la felicità del Cielo. Se non avesse peccato, dopo aver trascorso un certo tempo sulla terra, sarebbe stato assunto in Cielo a vedere e godere Dio per tutta l’eternità. E così anche per i suoi discendenti.

Vedere e godere direttamente di Dio è del tutto superiore alla capacità umana, nel senso che l’uomo può conoscere Dio per mezzo delle creature, ma non per come è in Se stesso, e vederLo quale è nel suo splendore e nel mistero trinitario. Dalla conoscenza naturale di Dio attraverso le creature sorgerebbe nell’anima un gaudio naturale; ma senza la visione diretta di Dio nel lume della gloria, l’uomo non può possedere, amare, servire perfettamente Dio e goderLo nel suo gaudio soprannaturale e ineffabile.

Dio, nel creare l’uomo, lo ha dunque elevato ad un fine superiore alle esigenze della natura, destinandolo infatti al gaudio della gloria eterna del Cielo. Questo fine, superiore alle capacità dell’uomo come l’intelligenza, la volontà e altre forze puramente naturali, è raggiungibile solo per via della grazia.

RILEGGIAMO IL CONCILIO DI TRENTO - 19/CANONI SULLA COMUNIONE

SESSIONE XXI (16 giugno 1562)
Dottrina della comunione sotto le due specie e dei fanciulli.

Proemio

Il sacrosanto concilio ecumenico e generale Tridentino, legittimamente riunito nello Spirito santo, sotto la presidenza dei medesimi legati della sede apostolica, poiché per le arti dell’iniquissimo demonio sono state messe in giro, in diversi luoghi, cose mostruose sull’adorabile e santissimo sacramento dell’eucarestia, per cui in alcune province molti sembrano essersi allontanati dalla fede e dall’obbedienza della chiesa cattolica, crede che a questo punto debbano esporsi le verità che riguardano la comunione sotto le due specie e la comunione dei fanciulli.

Esso, quindi, proibisce assolutamente a tutti i fedeli cristiani di osare di credere, insegnare, predicare diversamente, in seguito, su questi argomenti, da quanto è stato spiegato e definito con questi decreti.